I
i
ROBERTO IL DIMOIO
CON BALLI ANALOGHI
Da topprcficntarst ueU'J. « IR» lealtà
UT TI A DELLA PBElC-OL
IL CARNEVALE 1840-41.
y *$/. J. * M
LEOPOLDO II.
mkàmwmmk di «dammia
&c. &c. &c.
PRESSO G. GALLETTI IN VIA PORTA-ROSSA
1840.
I^oberto I. Duca di Normandia figlio di Riccar-
do IL detto il il Buono , e padre del famoso Gu-
glielmo il Conquistatore , ascese al Trono del
fratello primogenito Riccardo III. circa Y anno
1028., non senza la taccia , presso alcuni, di a-
verne procurata la morte con un veleno. Per la
sua liberalità si meritò il soprannome di Magni-
fico, come pel suo valore, e pella bravura nel ma-
neggio delle armi, ebbe dai sudditi anche quello
di Diavolo. Dopo non molli anni di un regno fe-
lice, e fecondo per esso di illustri gesta, tormen-
tato dalla rimembranza, o di qualche fallo, o di
alcuni errori di gioventù, pensò farne l'espiazio-
ne con un pellegrinaggio in Terra Santa , che
portò ad effetto con rara magnificenza, generosi-
tà, e pietà (1), dopo aver provveduto alla tran-
quillila de'suoi stati, e nominato successore il fi-
glio sotto la tutela di Enrico I. Re di Francia. Nel
ritorno da Gerusalemme colpito da fiera, e breve
malattia morì santamente a Nicèa.
Non v'ha dubbio esser questi quel Roberto,
che in epoche posteriori , le quali , per il gusto
(1) Michaud Storia delle Crociate Lib. 1.
alle imprese cavalleresche, abbellite, ed esagera-
le dall'immaginazione dei Trovatori, furono così
feconde di racconti soprannaturali, e prodigiosi, ab-
bia dato argomento a varie, e diverse cronache ,
leggende, e romanzi , che hanno per molto tem-
po tenuto luogo (e lo tengono forse tuttora pres-
so alcuni popoli ) di isteriche tradizioni. Quindi
è, che si è creduto, che Riccardo ( o Uberto se-
condo alcune leggende ( Duca di Normandia, di-
sperato per non aver successione, facesse voto al
Diavolo di dare a Lui quel figlio, che col suo po-
tere gli fosse stato concesso , e che dopo un anno
eoi più orribili prestigj nascesse Roberto, che, per
il suo carattere, e per gli orrori , di cui fu capace
fino dall' infanzia, fu soprannominato il Diavolo,
€011 altre simili fole, (i) Celebre è il romanzo più
volte pubblicato in Francia nei Secoli XV., e
XVI. a Vita del terribile Roberto il Diavolo ^che
fu poi uomo di Dio. »
Da tali fonti i Sigg. Bouillj, e Dumersan tras-
sero il soggetto di un Vaudeville rappresentato
nel i8i3. col titolo di Roberto il Diavolo. Quin-
di i Sigg. Scribe, e Delavigne immaginarono quel-
lo della celebre Opera, che tanto rumore ha me-
nato in Francia, ed altrove, per la pompa delle
decorazioni, che V accompagnano, e per la bellis-
sima musica del Meyerbeer.
L'azione del presente Dramma è presa in un
tempo, in cui Roberto, o costretto dalle conseguen-
ze da suoi disordini, o discacciato dal padre, si è
(1) Vedasi nel Musèe de Famille V articolo Robert- h-
Dialìc Voi. IP ag . 2C9. N. XXXIV.
rifugiato in Sicilia, ove è trattenuto, non solo dal-
la passione per le raonomachìe, che tanto applau-
divansi nei Tornèi di quei tempi, ma ancora dal-
l'amore concepito per la figlia del Rè di queir I-
sola» Un cattivo genio rappresentato dalCavalier
Bertramo intimo amico di Roberto, nel quale
vien simboleggiato uno spirito maligno , quello
istesso, che, in seguito dell' esecrando voto, fu il
padre di Roberto, adopra ogni arte per trarre in
perdizione il giovin Duca, nel di cui animo non è
però affatto spento ogni sentimento di virtù. Di
eiò profittando un buon genio rappresentato da
Jlice contadina Normanda, e sorella di latte di
Roberto, tanto fa, e coi consigli, e coli' opra , che
le riesce di sottrarlo al potere (limitato però nel
tempo) del malefico genio, di cooperare al com-
pimento delle da lui bramate nozze con Isabella
Principessa di Sicilia, e di uno scostumato giovi-
ne fame un Principe saggio, e virtuoso.
ELENCO DILLI COIPAGM DI DMA
Primi Ballerini Serj
Sig. ADELAIDE FRASSI Sig. ENRICO MATHIEU
Primi Ballerini Italiani
Sig. ROSA RA VAGLIA
Sig. CRISTIANO CARDINER - Sig. FEDERICO SALES
Primi Mimi
Sig. VENTURINA BARATTI
Sig. GIACINTO PIAZZA — Sig. FRANC.0 BARATTI
Primi Ballerini di Mezzo Carattere
Sigg. LIUZZI CONCETTA * Sigg. BARNI ASSUNTA
BARATTI VENTURINA \ RABUJATI MARIA
TANZI GIUDITTA f BOSCHI ADELAIDE
TRENTANOVE MARIA l CALVI IRENE
Sigg. NUNZIANTE GENNARO f Sigg. LIUZZI ANGELO
SCIACALUGA FELICE ? PINSUTO AGRIPPA
CONSALEZ ANNIBALE £ ORSI LUIGI
ORSINI GIUSEPPE * GANDOLFI LUIGI
Corifei d' ambo i Sessi N.° 16.
Maestro e Direttore delV Opere
Sig* PIETRO ROMANI
Sostituto Sig. Enrico Manetti
Capo e Direttore di Orchestra
Sig. Alamanno Biagi
Primo Violino
Sig. Luigi Viviani
Primo Violino di Concerto
Sig. Ranieri Mangani
Primo Violino de' Balli
Sig. Carlo Ferranti
Primo Violino dei Secondi Sig. Luigi Pecori
Primo Violoncello Sig. Guglielmo Pasquwi
Primo Contrabbasso Sig. Francesco Paini
al Servizio di S. A, 7. e lì*
i.° Contrabb. de1 Balli e suppL Sic A. Peccerelli
i .° Violone dei Balli Sig. Gaetano Rizzo
Prime Viole
( Sig. Tommaso Tinti
( Sig. Francesco Miniati
Primo Oboe Sig. Fgisto Mosell
al Servizio di S. A, f. e R.
Primo Clarinetto Sig. Giovanni Bimboni
Primo Flauto ed Ottavino Sig. Carlo Alessandri
Primo Corno Sig. Carlo Tosoroni
al Servizio di S. A. I. e R.
Primo Corno di ada* Coppia Sig. Leopoldo Braschi
_ . . r, ( Sig. Pietro Luciiini
Primi Fasotti ) c „ n
a ( oig. Carlo Lhaptjy
Primo Trombone Concertista Sig. Giovacchino Bimboni
al Servizio di S. A. /. e R*
Primo Trombone Sig. Demetrio Chiavaccio
OJleide Sig. Demetrio Catanzaro
Prima Tromba Sig. Enea Bri zzi
Timpanista Sig. Leopoldo Lironi
Suggeritore Sig. Carlo Pruner
Copista della Musica Sig. Francesco Minimi
Pittore Scenografo Sig. Giovanni Gianni
Pittore Figurista Sig. Gaetano Piattoli
Pittore Costumista Sig. Carlo Gallier
Macchinista e Illuminatore Sig. Cosimo Canovetti e F.0
Attrezzista Sig* Giuseppe Cecconi e C.°
]) Vestiario di proprietà del Sig. Aless. Lanari
Diretto da-1 Sig. Vincenzo Battistini.
ROBERTO , Duca di Normandia
Sig. DEL MASSI GAELO
BERTRAMO, di lui Amico
S%. POETO GAELO
ALBERTI , Maggiordomo del Re di Sicilia
Sig. MASSELLI DEMETRIO
KAMBALDO , Contadino Normahdo
Sig. LUCCHESI GIUSEPPE
ISABELLA , Principessa di Sicilia
Sig. MEQUILLET SOFIA
ALICE , Contadina Normanda
Sig. SC HUBERT MAS CHINE A
Araldo d'armi del Re di Sicilia
Sig. GIACGHINI ALESSANDRO
CORI DI
Cavali eri - Fanciulle - Dame - Damigelle' - S&Utarj
Spettri - Popolo.
BALLABILI DI
Goatadini - Contadine - Demonj - Larve - Dame - Cavalieri.
COMPARSE
Guardie Reali - Araldi - Cavalieri - Paggi - Soldati
Scudieri - Dame - Damigelle - Conladini, e Contadine
Popolo.
— La Scena è in Sicilia. —
Poesia del Sig, SCRIBE , e DE-LAV1GNE.
Mysicà del Celebre Maestro Sig. GIAC. MEYERBEER
LA TRADUZIONE DELLA PRESENTE OPERA
È STATA FATTA
DAL SIG. A. C.
DI SIENA.
I
Lido col Porto di Palermo. Varie tende collocate all'om-
bra degli alberi. Durante l'introduzione vedonsi arrivare
a più riprese delle barche, dalie quali scendon dei
forestieri .
SCENA PRIMA.
Roberto, Bertramo, Alberto, il Segretario di Roberto,
Cavalieri, Servi , Scudieri.
(All'alzarsi del Sipario Roberto, e Bertramo sono assisi
ad una tavola a sinistra dello Spettatore . Alcuni servi,
e Scudieri sono occupati a servirli. Alla dritta vi è un'al-
tra tavola,intornoalla quale varj Cavalieri bevono insieme)
Coro di Cav.[l) "Versiamo a tazza piena
Il generoso umor;
L'oblìo d'ogni sua peua
L'ebrezza rechi al cor.
ÀI sol piacer doniamo
Or tutti i nostri dì ;
Amiam ; beviam , giochiamo,
Viviamo ognor così .
Un Cav. (2) Quanti scudieri mai ! Che luciti' armi !
Alb. Chi è mai quello straniero? Questo ricco
Signor di cui le tende
Così eleganti presso noi s'inalzano?
Un Cav. Chi io Sicilia il conduce?
altro Cav. Ei viene , io credo ,
A) par di noi al gran Tornèo, che ci offre
Il Duca di Messina.
Reb. (Z) Illustri Cavalieri,
Alla vostra salute io bevo: evviva!
/ Cav. A te rendiam dovute grazie: evviva!
(1) Dal loro contegno si conosce , che sono alquanto ral-
legrati dal vino.
(2) Guardano verso Roberto.
(3) Volgendosi ai Cavalieri col bicchiere alla mano.
I o
Tutti Al sol piacer doniamo
Or tutti i nostri di :
Amiam, beviarn, giochiamo,
Viviamo ognor così.
SCENA II.
I precedenti, indi Rambaldo .
Alb. Giungon dei Trovatori ,
Dei scaltri giocolier, che ad un sol cenno
Di vostra Signoria
Potrà n la mensa rallegrar col canto:
Vengon di Francia , e dalla Normandia .
Rob. (k) Come ! di Normandia ?
Ber. ^5) Dall' ingrata tua patria .
Rob. (6) T'accosta:
(7) Prendi, e canta un istoria.
Ram. Io canterò V istoria spaventosa
Del nostro giovin Duca ,
Di quel Roberto il Diavolo . . .
Tutti Roberto il Diavolo !
Ramb. Di quel triste soggetto
A Lucifer promesso,
Che per i suoi misfatti
La patria abbandonò.
Ber. (8) Roberto, senti?
Rob. (9) Comincia .
Ber. Or yia.
Core Tutti ascoltiamo: attenti .
BALLATA
Ramb. Regnava un tempo
In Normandia
Un Prence illustre.
Pel suo valor .
Sua figlia Berta
(4j Con sorpresa.
(5J Piano a Robarto.
(&] A Rambaldo, che entra,
(l) getta una borsa.
(8) Piano a Roberto , il guale tira il suo pugnale, ma
Esso lo trattiene.
(9) Volgendosi freddamente verso Rambaldo.
Gentile , e pia
Avea gli amanti
Tutti in orror.
Allor che giunse
Del Padre in corte
Un Prence incognito ,
Un gran guerrier.
E quella figlia
In pria sì forte
D' amor nel laccio
Dovè cader.
Funesto errore!
Fatai pensiero !
Egli era , dicesi ,
Questo guerrier
Abilator
Del tristo impero:
Un Negromante
In forma d'uom.
Che beli' Istoria !
Rider convien.
In Lui , di Satana
Ministro eletto ,
V arti riunivansi
Di seduttor .
Egli d' invidia
Era l'oggetto:
Delle ricchezze
Dispensator .
Presi all'abbaglio
De' suoi tesori ,
E padre , e figlia
Tosto restar,
E con magnifica
Pompa , ed onori
Le nozze subito
Si celebrar.
Funesto errore!
Fatai pensiero ec.
Da tal funesta
Indegna unione
Condegno figlio
Roberto uscì !
Ei lo spavento
Fù del cantone:
Roberto il Diavolo
Chiamar s' udì .
Di duol » di lacrima
12
Sorgente ognora ;
D' ogni famiglia
Desolator .
Rattrista i talami
Sposi addolora ,
Di mogli , e vergini
È rapilor.
Fuggite , o figlie ,
Fugga la madre .
Roberto appressasi
Oh Giel che orror !
Sotto sì amabili
Forme leggiadre
Il cuor nascondesi
Del genitor .
("oro Dunque Roberto?
Ramb. Egl' era un Diarolo l
Coro Egf era un Diavolo !
Ramb. Era davver .
Coro Che beli' istoria
Rider convien :
R#b. (Ì6) Questo è troppo: or s'arresti
Un indegno vassallo: io son Roberto.
Coro Oh del !
Ramb. (11) Misericordia !
Perdon mio buon Signore.
Rob. Un' ora io ti concedo :
Volgiti a! Cielo : e poi
(18) Al supplizio sia tratto
Ramb. Grazia: Deh! vi scongiuro,
Di vostra Signoria
Partii di Normandia ,
E meco è la mia sposa ,
Che un sacro , e pio messaggio
Con voi deve adempir .
Rob. Sei colla sposa . . . Attendi . . .
Beila al certo esser deve;
Intenerir mi sento ,
Or via pe'suoi begl'occhi io ti fo grazia
Della vita ; ma dessa a me appartiene
Qui tratta all'istante. Cavalieri,
A voi lo dono .
In traccia appunto
(io) Roberto che fino ad ora ha cermto di trattenere la sua
collera si alza con impelo,
(ti) Cadendo in ginocchio. (i*) Ai servi.
i3
Coro Or bene.
Ramb. Oimè ! Oimè !
Rob. Vassallo indegno, or mentre a te perdono
Osi tu dunque lamentarti ancor?
Rob. (13/ Al sol piacer doniamo
§ i Cav. Or tutti i nostri dì:
Amiam , beviam , giochiamo.
Viviamo ognor così.
SCENA III.
1 precedenti. Alice condotta dai paggi di Roberto.
AH. Per pietà, deh! mi lasciate:
Dove mai mi conducete?
Coro Uh come è bella /
Oh come è amabile !
Raffrena i palpiti,
Cessi il timor.
Ali. (14) Grazia, oh Dio, gli concedete.
Coro Non v' è pietade ,
Non V è mercè ,
Non y< è pietade ,
Si dee punir.
Della vendetta
Vogliam gioir.
Ali. Ah! speranza più non resta!
Grazia , grazia per pietà
Rob. (15) Che vidi, che ascoltai ! E dessa Alice.
Ali. Ah! Signor deh! mi proteggi,
Tu mi salva da coslor.
Rob. (16J V arrestate .Alice è dessa,
Rispettate il debol sesso,
Che un sol latte, un seno istesso
Noi nudri scordar non so.
Coro Rammenta la promessa:
Scordar tu puoi così?
Al sol piacer doniamo
Or tutti i nostri dì :
Amiam, beviam, giochiamo..,
Rob. (i7) In sua difesa io sono;
(iò) Facendo cenno agli scudieri che portino da bere,
(li) Accennando Rambaldo, che vede in mezzo ai servi di
Roberto. (\ò) Riconosce Alìce.
(16) Ai Cavalieri. (17) Interrompendoli.
/
4
Se alcun toccarla ardisce
Non speri il mio perdono ,
Da me la morte avrà.
6oro (18) Partiamo, amici,
Usiam prudenza:
Di resistenza
Tempo non è .
Sì , Partiamo
Usiam prudenza,
E più tardi
Tornerem .
Rob. Del mio sdegno a sì tremate,
Obbedir dovete a me :
Sù partile, presto andate,
0 punirvi io ben saprò. (19)
SCENA IV.
Roberto, Alice.
Prence mio, mio Signore...
Ah ! tuo fratel mi chiama .
Da sconoscenti sudditi cacciato
Sovra d' estraneo lido
Un esule son io. Invan la morte
Cercai fra farmi ognora. Amor, che in queste
Ridenti spiagge nV attendeva , il colmo
Pose ai miei mali. E tu presso Palermo
Or dimmi a far che vieni?
Un dover sacro adempio .
Gol fido sposo al lato;
io la natia capanna abbandonai ,
E l'imenèo, che unirci dee, sospesi.
Ma come! E perchè mai?
Per eseguir della tua madre un cenno.
Oh ! cara madre ... Ah paria.
Al suo voler pronto son io .
Concesso
Ah ! non ti fia nè udirla ,
Nè più vederla . . ~
Oh Cielo !
Più non vive .
Ali.
Rob.
Ali.
Rob.
Ali.
Lab.
Ali.
lob.
Ali.
(18) Piano fra loro.
(19) Rambaldo, e i Cavalieri si ritirano da Roberto, che li
minaccia.
i5
Rob. Che intendo !... Ah madre!... io gelo.
Ali. Vanne, disse al figlio mio ,
Che lasciommi in abbandono;
Porgi a lui l'estremo addio
Di chi amandolo spirò.
Tergi il pianto a lui dal ciglio:
Senza scorta ei non restò;
Come in terra , in ciel pel figlio
Calde preci io porgerò.
Digli ancor , che un rio destino
Ver la via del mal lo incita;
Cara Alice , ah ! tu gli addita
11 sentier della virtù.
Possa ei pur placar lo sdegno
Di quel Dio, che a se mi chiama:
Possa in ciel seguir chi V ama ,
E a pregar per lui sen và.
Rob. Chiuder quegli occhi a me non fu concesso.
Ali. Essa in mia man ripose
L' ultimo suo volere.
Un giorno ( Essa dicea )
Quand' ei ne sarà degno
Leggerà questo foglio (20)
Rob. Nò : eh' io noi sono ancora
Ben lo conosco... un giorno...
Deh! tu conserva, Alice,
Questo caro deposito : or tutto
Congiura ai danni miei:
Nella sventura mia
D'un disperato amor provo i tormenti.
Ali. Ameresti tu forse ?
Rob. Senza sperar. I mali miei deh! senti.
Di questo Rè la figlia
Il core a me rapì; facil credei
La sua conquista; intenerir la vidi :
Ma irrequieto... geloso...
Ne fieri miei trasporti
11 padre minacciai ,
Ed i suoi cavalier tutti sfidai .
Più non sarei se nel cimesto estremo
Bertramo , un cavaliere amico mio ,
E mio liberator , morder non fea
Ai più prodi la polve :
fio) Alice s'inginocchia, e presenta a Roberto il testamen-
to "di sua madre. 2
i6
La vittoria ei mi porse,
Ed ogni ben perdei
Rob. Io più non le rividi.
Ali. Ài giuramenti suoi
Essa fedel sarà .
Rob. Come saperlo ?
Ali. Gliel domanda tu stesso:
A lei scrivi.
Rob. Tu il vuoi? (2i;
Ma chi recar vorrà ?...
Ali. Pronta son'io.
Coraggio io ben' avrò
Se te servire, o mio Signor, potrò.
Kob. (22) Genio mio tutelare ,
E come potrò mai ricompensarti ?
Ali. Ah! che tu solo il puoi
Tu conosci l'amor. Deh! tu permetti,
Che in questo giorno istesso
Presso all' aitar mi giuri eterna fede.
Rob. Si, tei prometto. (23) Prendi,
Vanne .
SCENA V.
I precedenti, che entrando si accosta a Roberta
Ali. (24) Ah!!... Chi è mai quel tetro personaggio?
Rob. il Cavajier Bertramo
II mio' più fido amico;
Ma come in rimirarlo
Impallidir così ?
Ali. (251 Dirò.,, nel nostro
Castello abbia m in bella tela espresso
Un valente guerriero
Che abbatte un mostro
Ed a me sembra . . .
(21) Roberto fa un cenno, ed il di lui segretario sorti dalla
tenda portando l'occorrente per scrivere.
(22) Ad Alice dopo aver detto al segretario cosa deve scrivere.
(20) Sigilla la lettera col pomo della spada, e la consegna
ad Alice.
(241 Vedendo Bertramo getta un grido, indi dite piane*
Roberto,
faj.) Tremante.
Rob.
Ebbene?
Qual turbamento è il tuo?
Ali.
Ch'ei rassomigli...?
Rob. (26) Al Guerriero?
Ali. Nò , certo ...
Al mostro
Rob. Qual follia; or va, mi lascia (27)
Bertr. Sù coraggio: la tua nuova conquista
Molto ha su te potere.
Rob. Sì , per riconoscenza .
Bertr. Ah ! credi a me che questa
È degli ingrati ognor la frase .
Rob. Taci , Bertram , pavento
Il tuo funesto influsso.
Due moti interni io provo:
Uno al ben mi consiglia:
Pur dianzi in core io ne sentia la forza;
L'altro mi spinge ai mal ,
E tu nulla risparmi
Per risvegliarlo in me .
Bertr. Che dici mai?
Qual delirio! Sì mal dunque conosci
L'amico tuo, che temi del suo cor ?
Bob. Tu m' ami il sò , tei credo
Bertr. Ah! sì, Roberto,
Più di me stesso cento volte, invano (58Ì
Saper vorresti a quale eccesso io t'amo:
Bob. Dammi dunque se m'ami
Saggi consigli .
Per cacciar la tristezza
Uniamci a questi Cavalier ; del gioco
Tentiam noi pur la sorte :
Dividiam la lor gioja ;
D'oro bisogno abbiamo,
Essi cel forniran.
Rob. Va bene, andiamo.
SCENA VI.
Roberto, Bertramo.
Bertr.
Io tei prometto : e intanto
Sorridendo.
(27) Bacia la mano di Roberto, e parte.
(28) Quasi piangendo.
i8
SCENA tri,
Roberto, Ber tramo, Cavalieri con Alberto.
Bertr. (29) Di Normandia il Duca ai vostri giochi
Prender parte vorria .
.fidò. Al Tornèo , Cavalieri ,
Ci rivedrei» fra poco ,
Tutti frattanto io vi disfido al gioco.
(§oro di Ci lusinga, ci sorprende
Cavalieri Tanto onor tal gentilezza:
Noi la sorte, che ci attende
Pronti siamo ad affrontar.
Bob. Or cominciamo , e intanto
De' Siciliani il canto.
Meco ripeta ognun .
Coro De' Siciliani il canto
Seco ripeta ognun.
SICILIANA
Bob. Sorte amica a te m' affido,
Sii propizia a' desir miei:
Tu del cor speranza sei,
Tu sii guida alia mia man.
Folle è quei che Toro aduna
E goderselo non sa:
Nonprovògiammai fortuna
Del piacer chi non cercò.
Alb. Sorte amica a te si affida/
Sii propizia a desir suoi :
Tu lo assisti tu lo guida .
Tu dirigi la sua man.
Coro Sorte amica ec.
Bertr. Amica , o avversa sorte*
Sii pur qual vuoi, ti sOdo:
Dell' ire tue mi rido T
Rido dei tuo favor.
(Una tavola da gioco vien recata in mezzo, intorno e
quale si collocano i Cavalieri: uno di essi getta i dadi
quindi Roberto fa altrettanto )
Bob. Ho perduto; alla rivincita:
A noi: cento Zecchini:
Un Gioc. Eccoti ì dadi.
Bob. (30) Quattordici: Si, questa volta io spero.
Che verso me si volti il dado: Andiamoci)
( 29) Ai Cavalieri. (3o) Getta i dadi..
[3i) Getta i dadi un giocatore.
!9
Andiamo io perdo ancora.
Bertr. Or raddoppiar conviene.
Rob. Van dugenlo Zecchini.
Bertr. Ma questo è troppo poco: Cinquecento.
Coro Cinquecento ! E noi teniam .
Bertr. Così appunto un giocatore
Riparar può i suoi disastri:
Io son certo del successo.
Rob. Tu lo credi ?
Bertr. Ne son certo.
Rob. (32) Ah! giusta Ciel ; perdiamo.
Bertr. Deh ! ti consola
Segui il mio esempio,
V ostina ancor,
Folle è quei che l'oro aduna ,
E goderselo non sa :
Nò : giammai trovò fortuna
Del piacer chi non cercò.
Coro Folle è quei ec.
Rob. Di sì barbara ingiustizia
Arrossir farò la sorte:
Contro voi tutti io gioco
1 miei diamanti ancor .
Un Gioc*. Anco i Diamanti !
Bah. La mia ricca argenteria .
Coro La tua ricca argenteria!
Questa d'uopo a noi faria.
Bertr. Hai ragion: son d' imbarazzo
Tali cose a chi viaggia
Rob. (33) Oh! ciel perduti siamo.
Bertr. Caro amico ti rincora:
Credi a me, t'ostina ancora
Folle è quei ec.
Rob. (34) E i miei cavalli, e l'armi ancora; è questo
Quel che a me resta, e tutto espongo adesso.
Bertr. Or tu fai ben , benissimo.
Sì quest' istante appunto
Di così rie vicende
I danni a risarcir la sorte attende.
Rok (35; Quindici.
Un Gioc. (36) Ed' io pur.
Rob. (37; Sedici .
(32 ) Getta i dadi un giocatore, e quindi Roberto fa altret-
tanto.
(55; Getta i dadi un giocatore, e quindi Roberto.
(34) Riscaldandosi .
(35) Getta i dadi. (36) Egualmente. (37) Egualmente.
20
Qual fortuna.
Tu vedi ben . . .
Un Giae. (38) Biciotto .
lìoh. Oh Ciel ! tutto io perdei ,
( oro Tutto ei perdè.
Kob. (39) Nel mio destin funesto.
Amico , io te pur trassi .
E T armi, ed i destrieri . . .
Nulla più m'appartiene.
Và: li consegna a lor; pagar eonyiene. (40)
Rob. 0 sorte crudeli
Disdelta infernali
L' influsso fatai
Oppresso mi vuol.
Coro Guardale, mirate!
Ei freme , s'adira ,
Ei smania , delira
Oppresso dal duol,
Rob. Temete il mio sdegno:
Se fui sventurato
Mi posso del Fato
Sù voi vendicar.
€oro Raffrena, o Signore,
Il folle tuo sdegno,
O il nostro furore
Tremar ti farà .
B&rfr. (hi) Perchè tanto strepito f
Perchè tanto chiasso?
(42) Deh ! ti rincora
Sì: credi a me,
T' ostina ancora ,
» ♦ Folle è quei ec.
Core Folle è quei ec.
Refe. Temete il mio sdegno ec.
C®re Raffrena , o Signore ee.
f58) Getta i dadi. Sorpresa universale.
(P9) Abbattuto volgendosi a Ber tramo,
fyo) Bertramo parte. \&\) Tornando.
fjjd) Deridendolo esso pure.
FINE DELLA PARTE PRIMA.
21
Gran Sala del Palazzo , in fondo alla quale è una
Galleria , che guarda la campagna,
SCENA PRIMA
Isabèlla sola.
Dell' umana grandezza o infausta sorte !
Tutto , fuorché la pace.
Sperar poss' io. Il genitor dispone
Della mia mano , e non consulta il core ,
E Roberto frattanto ,
Colui , che tanto amai mi lascia in pianto.
Invano il Fato
Spero cangiato ,
Che i lieti sogni
D' un dolce amor
Tutti fuggirono
Per me dal cor.
Quai raggio tremulo
Di sol , che muore ,
Svanì dai core
La speme ancor.
SCENA IL
Isabella , Alice.
Alcune giovinette che portano delle suppliche.
€ero di Giovinette, che si avanzano verso la Principessa
presentando le loro petizioni.
(1) Àvanziam: non temiam.
All' indigenza
Porgi assistenza :
BeneGcenza
È nel tuo cor.
Ali. ( a parte ) Ah! come io tremo! Eppur con lieta fronte.
Posso alla Principessa
Recare un foglio che le annunzia calma:
Proviam. (2)
Jsab. Gran Dio , che veggo !
È di Roborto il foglio : o Ciel non reggo.
(1) Alice con esse.
(2) Consegna alla Principessa la lettera di Roberto.
22
Ah vieni a questo seno.
Dolce mio ben, mia vita.
Quest'alma intenerita
Non regge al tuo dolor.
Di me chi più felice !
Roberto m* ama ancor.
Coro Un dritto ha Y infelice
Sul tuo bel cor , su tè.
hab. Ah ! vola al cor che t' ama ,
Vola mio dolce amor.
Ali. (3) Coraggio: or via agli occhi suoi ti mostra:
Disarmato è il suo cor : se di vederti.
Se ascoltarti consente
Condannarti non può : pietà sol sente
SCENA HI.
Isabella , Roberto.
Rob. Ver me deh ! gira
Sereno il ciglio:
Mira il mio duol. (4^
Sospendi Y ira ,
Cangia consiglio
Pentito io son. t
Un folle orrore
Deh ! a me perdona ,
O di dolore
Morir dovrò.
Isa fa Dal tuo cospetto
Fuggir dovrei ,
E odiarti ancor.
Ma il cor , già sento ,
Vacilla in petto ,
E al pentimento
Cedendo va.
a due Qh ! lieto giubbilo !
Qual dolce incanto !... (5)
Isab. Odi de bellici
Strumenti il suon.
Rob. E V armi , o rabbia !
Perdute ho intanto ,
lsab. U armi ti attendono (6)
(3) A Roberto che comparisce.
(k ) Isabella ripete con sorriso d' amara ironia le ultime
parole di Roberto.
(5) Si ode il suono di militare s frumenti.
(6) 6ompariscono degli Scudieri, che portano un9armatura.
s3
Pronte già son.
Rob. Nel dono accetto
D'amore un pegno :
Ne sarò degno ,
Sì vincerò.
Isab. Io per te fervidi
Voti farò.
a dm II core in sen mi palpita
Di speme , e di piacer : *
Amore, onor J^j stimola
Ei . sarà
Io vmc,tor sarò. (7)
SCENA IV.
* Roberto, Bertraeio in disparte col Principe di Granata,
ed ua Araldo d'armi.
( Alla fine della scena precedente vedepi Ber tramo entrare
col Principe di Granata , ed un Araldo , al quale indi-
ca col dito Roberto. Il Principe di Granata non fa che
attraversare la Galleria di fondo. )
Rob. In questi , che al valore
S' offron guerrieri giuochi
Vincerò il mio rivale.
Bertr. (a parte) Sarà : pur eh' io lo voglia.
Rob. Ah ! perchè non poss' io
Compier la mia vendetta ,
Ed in mortai conflitto
Solo vederlo innanzi a me... Che vuoi ? (8)
Araldo Signor di Normandia ,
Il Prence di Granata ,
Questo cartel t' invia ,
E per mia voce ancora
Non a vano Tornèo
Ma a mortai pugna ti disfida.
Rob. Ah ! il Cielo
Esaudisce i miei voti, e a morte il tragge.
Sfidarmi ardisce! andiamo. (9 ;a Lui mi guida.
Araldo Vieni : te nel bosco vicino ,
Egli t' attende già !.
Rob. Uno di noi ivi restar dovrà (10)
(7) Isabella parte.
(8) AlV Araldo che gli si presenta.
(9) All'Araldo.
(10) Parte coli1 Araldo.
SCENA V.
Imbella condotta da suo padre, Bertramo, Alice, Rambalde,
Cavalieri , Signori , Dame della Corte , Paggi ,
Scudieri , Popolo.
(Ingresso del Popolo, che accompagna sei coppie di
giovani sposi , che devono maritarsi. )
CORO DI POPOLO CON BALLO.
Accorriamo a Lei d' intorno ,
Celebriamo in sì bel ginrno
Sue virtudi , e sua beltà.
E dei sudditi devoti
Sian presagio i caldi voti
Della sua felicità.
Dtmne sole Possa un dì la sorte amica
Accogliendo i nostri preghi
Dar mercede ai suoi favor, (seguita il Ballo,
[dopo il Ballo il Maestro di Cerimonie si presenta alla Prin.)
M. di Cerim. Àllor che ogni campione ,
^ E per la gloria , e per Y amata donna
Oggi a provar vien del Torneo la sorte
Il Prence di Granata
In pegno di sua fede
D' esser armato per tua man richiede.
( La Principessa esita alquanto, ma il Padre le
manda di accettare. Il Principe di Granata si avanza
preceduto dalla sua bandiera , da suoi Paggi, e da suoi
Scudieri. Bertramo vedendolo dice a -parte.)
Berte. Io trionfo : Egli viene , e Roberto
Nel profondo del bosco s' arresta ;
Già smarrito neir aspra foresta
Cerca invano V odiato rivai.
C$r» di Scudieri del Principe di Granata mentre la Prin-
cipessa gli consegna le armi.
Fiato alle trombe , onore alla bandiera
Dei Cavalier, che a noi schiude il sentier.
Fialo alle trembe
Nella carriera
Marie, ed amor
Lo guiderai!.
Ali. (11) E ii mio Prence non s' avanza !
Bamb. Io non perdo la speranza.
Air. Mentre s' apre la nobile gara
Chi quel prode può mai ritardar?
[il) Guardando intorno con inquietudine.
25
Ramb. Pensa ancor , che per noi si prepara
Qui cT appresso frattanto Y aitar.
Ali. E Roberto , oh Dio ! non viene.
Bertr. Nò : Roberto non verrà.
Coro generale Le trombe suonano
V onor v' appella
Eroi magnanimi
A trionfar.
E per la gloria ,
E per la bella
Volate intrepidi
Oggi a pugnar.
S' ode un appello di trombe.
Coro di dentro Della pugna ecco il segno.
lsab. Della pugna il segno è questo
Cavalieri air armi air armi.
Scende dal Trono, e si rivolge ai Cavalieri.
Della tromba guerriera il suon già s'ode.
Nella nobile Carriera
Convien vincere, o morir.
(12) Ah ! la voce dell'onore
Di Roberto parli al cor.
Coro Della tromba guerriera il suon già s' ode.
Della nobile Carriera
Convien vincere , o morir.
Istb. Le trombe suonano:
All' armi , o prodi ,
E per la gloria , ^
E per T armata
Volate intrepidi
Oggi a pugnar.
( a parte ) Qual per me crudel dolore !
Ah ! Roberto or più non vien :
Gloria , onore, amor, valore, 4
Tutto è spento nel suo sen.
Della tromba guerriera ec.
Tutti Della tromba guerriera ec.
(Sfila il corteggio ; la Principessa, e suo padre si di*
spongono a seguirlo. Alice guarda intorno smaniosa ,
Bertramo è dall' altra parte aella scena.)
Fine della Parte Seconda.
(12) A parte : e con essa Alice, e Rambaldo,
26
Tetra, e montuosa campagna rappresentante gli scogli di
Sant'Irene. Sul davanti a diritta vedonsi le rovine della
Rocca, e l'ingresso ad alcuni sotterranei ; e dall'altra
parte una Colonnetta , sopra alla quale una Croce.
SCENA PRIMA.
Bertramo , Rambaldo.
Ram. Questa all' abboccamento è Y ora intesa.
Bgrtr. Ma non è quegli il Trovator normando?*..
Ramò. Che Sir Roberto a morte
Poco fa condannò.
Bertr. Ma per tua sorte
La promessa ei non tenne ;
Or che ti guida ?
Ramb. Io vengo
Alice ad aspettar. Ricco io non sono:
Povera è pure Alice ;
Ciò sol si oppone a farmi appien felice.
Bertr. Quand' è cosi , tien , (1) prendi.
Ramb. Crederò agi' occhi miei ? ... o Ciel , dell' ero !
Bertr. da se Ecco là quei, che chiamasi contento !
Farne dunque poss' io a mio talento.
Ramb. da se. 0 che onesf uomo !
Che galantuomo !
Ma vedi come
Ero in error !
Ah ! d' ora innanzi
10 gli prometto
Obbedienza ,
Riconoscenza ,
In ricompenza
Di tal favor.
Bertr. da se Già il pover' uomo ,
11 galantuomo
Cadendo va.
Or vedi come
Ne lacci miei ,
Se lo volessi ,
,Trar lo potrei !
{t) Gli getta una borsa.
Dell' or la vista
Come seduce !
Che non produce
Neil' uman cor !
(a Ram.) A nozze dunque
Oggi ten vai.
Ramò. SI , mio Signore ,
A nozze io vò.
Bertr. Oh che pazzia !.
Ramb. Come !.. pazzia ?
Può solo Alice
Farmi felice.
Bertr. Io nel tuo caso
Sospenderei :
Quindi a bell'agio
Scieglier vorrei.
Ramb. Voi sdegnereste ?
Bertr. Io sceglierei.
Or che hai denari ;
Che ricco sei
Tutte le donne ,
Scommetterei ,
La man di sposo
Vorran da te.
Voi lo credete ?
Lo credo sì.
Infatti un' uomo
Del vostro stato
Più di me, certo,
Sarà informato :
Che far conviene
Meglio saprà.
Dell' or la vista
Come seduce !
Che non produce
Neil' uman cor !
È la fortuna
Neil' incostanza ,
Che lieti i giorni
Ci fa goder.
Vivi al piacere ,
Vivi alla gioja
Lungi la noja
Da' tuoi pensier.
Ramè. Tatto far dunque
Mi fia permesso?
Bertr. Sì tutto far tu puoi
Qiò che piacer ti da ;
Ramb.
Bertr.
Ramb.
Bertr. da se
( a Ramb. )
28
Al pentimento poi
Serba la tarda età.
Ramò. Se tutto a me far lice
Io credo ai detti tuoi :
Al pentimento poi
Tempo miglior verrà.
M'aggrada un tal consiglio,
Che reca e ognun piacere ,
E per provartel tosto
A miei compagni vuò pagar da bert.
Btr4r. Bere ?... Così va bene :
Sì , questo a te conviene ,
Giovare ognor li può.
Rmmh. 0 che onesl' uomo ! ec. (2)
SCENA IL
Bertramo solo, che sta facendo dei segni d'un'inoanusinw.
Bertr. Ecco una nuova preda ,
Uu glorioso acquisto ,
Di cui il mio core rallegrar dovrassi.
Ma de' suoi mali io rido ,
E det destin, che a se prepara ei stesso,
Purché fra poco il mio volersi compia.
Rè de' ribelli spirti ,
O mio Signore !... io tremo ...
Ma egli è là che mi attende ...
Della gioja infernal le grida io sento...
Per obliar le pene lor tremende
S'abbandonano insieme a danze orrende.
Coro nella Caverna.
Demonj fatali ,
Fantasmi d'orror
De' regni infernali
Plaudite al Signor.
B§rbr. Ah ! Roberto , o figlio amato.
Niuno a me ritorti or può ,
Per te solo ho il ciel sfidato ,
E a sfidar 1" inferno andrò.
Core Celebriamo i nostri giochi
Infra i fuochi, e fra l'orror.
Gloria alSir,che a noi provvede;
Alla danza cali presiede.
Btrtr. Della gloria eh' io perdei ,
Del passato mio splendor
(J) Rmnbaldo parte dalla sinistra.
29
Ah ! tu sol conforto sei
Solo tu mi desti amor.
Ah Roberto, o figlio amalo ec.
Coro Gloria al Sir ec.
Bertramo entra nella Caverna, dalla quale sortom itile
fiamme.
SCENA III.
Alice scendendo lentamente fella man lagna.
Ali. R amba! do !... In questo solitario loco.
L'Eco so! mi risponde,
E tremando m'inoltro.
Dunque la prima io giungo al posto? Oh eome
L' aspettarlo m'è duro !
E ancor non è che sposo mio futuro.
Nel lasciar la Normandia
A me disse un eremita :
Tu sarai un giorno unita
Degli amanti al più fedel.
(Aspettare è pur crudel ! /
0 refugio alle donzèlle
A te umile io fo ricorso.
Dammi o Cielo il tuo soccorso
Deh ! proteggi un casto amor.
Alice riguarda con ispavento dalla parte della
Caverna.
Me che veggo !... il sol s'oscura:
Qual fracasso , o Dio si desta.
Che s'appressi la tempesta?...
Nò : non è: sia lode al ciel.
Fido a te, dicea Rambaldo,
È 1' ardor di questo core...
Non vorrei che un' altro ardore
Ei provasse adesso in sen.
( E aspettare a me convien !
O refugio ec.
Oh Ciel ! cresce il fragore :
Io gelo di terror: la terra trema
Sotto i miei pie... fuggiamo. (3)
Coro ( sotterraneo) Roberto !
Ali. Ah ! non m' inganno.
Cord Roberto !
(3) Mentre sta per fuggire è trattenuta dalle voci che sortom
dalla caverna.
/
3o
Ali. Il uome è questo del mio Prence
Qualche periglio a Lui sovrasta. Or meglio
Di qui (4) veder potrò. Da questo speco (5)...
Gran Dio ? strisciano i lampi : oh come tremo !
Avanziamo : Deh ! tu , mio Dio , mi guida ,
Tu , che un debol fanciullo ,
Tu , che una verginella
Talor strumento festi alle tue leggi ,
Tu m' assisti , gran Dio , tu mi proteggi, fi)
Caro (sotterr.) Roberto !
Ali. Ah !...
Ritorna indietro spaventata, getta un grido, corre verso
la colonnetta, Vabbraccia, e cade svenuta.
SCENA IV.
Alice svenuta, Bertramo sortendo dalla caverna
pallido , e in disordine.
Bertr. Pronuziato
È il decreto fatale , irrevocabile !
Io lo perdo per sempre : a me vien tolto
Se in questo giorno istesso
Ei non s' arrende alfine, a prieghi miei
Ali. (7) A mezzanotte !... ahi misero L.
Bertr. Alcun parlò... chi dunque è in questi luoghi?
Chi lesse il mio pensiero ? (8) Ah ! di Rambaldo
L' amabil sposa io veggo.
E perchè gli occhi abbassa ?
Ali. Io più non reggo.
Bertr. Cara Alice, perchè mesta ?
Ali. Ah gran Dio !
Bertr. Vien, che t'arresta?
Ali. Trema il cor.
Bertr. Ma vieni qua.
Ali. Non poss' io.
Bertr. Di almen che udisti
Ali. Nulla udii.
Bertr. Ma ehe vedesti ?
Ali. Nulla.
(4 Accennando l'ingresso della caverna.
(5) Fa un passo.
(6) 5' avanza tremando verso la caverna, e guarda nell'in"
terno.
(7) Riacquistando i sensif e rammentandosi ciò ehe ha udito
nella caverna.
(8) Vedendo Alice, e prendendo un aria ridente.
3t
Bertr. E non udisti ?
Ali. Kò-
Bertr. [9) Trionfo bramato !
V estremo terrore ,
Che opprime il tuo core
In onta del Fato
Mia preda ti fa.
M. Vacilla il mio piede :
Mi manca la voce:
Di quel negromante
L' accento feroce
Mi gela d' orror ,
Bertr. (10) Or via : t'appressa: e che?... sì dolci modi...
Ali. (11) Ahi nò: ten \à , ti scosta.
Bertr. Sì : che tu mi conosci :.
Quel guardo ha penetrato
Un tremendo mistero
Non concesso ai mortali ;
Ma se un accento solo
Ti sfuggisse giammai
Tu sei morta air istante.
Ali. È meco il Cielo : il tuo furor non temo.
Bertr. Sì : tu morrai : morrà il tuo sposo ...
Ali. Oh Cielo !
Bertr. Poscia il tuo vecchio padre ,
E tutti i tuoi morranno : (12) Tu volesti
Così , gentile Alice,
Or che tu mi scopristi sarai paga
Ma tu frattanto dei tremare , or dimmi
Hai nulla visto?
Ali. Nulla.
Bertr. E non udisti?
Ali. Nò. [13) Giunge Roberto.
Bertr. Pensaci ben : da te
Dipende la tua sorte ...
Ma vien Roberto , o taci , o corri a morte.
S G E N A V.
Roberto , Alice , Beltramo.
Roberto si avanza immerso nei più profondi pensieri.
ÀU. Lo sguardo immobile
Tien fisso al suol :
(91 Con una gioja feroce,
(10) Facendo un passo verso Alice.
(11) Tornando indietro , ed abbraccia la Croce.
(12) Con ironico , e maligno sorriso.
(13) A parte vedendo comparir Roberto
32
Oppressa ha P anima
Da acerbo duol.
Ah ! forse insolito
Secreto orror
Risveglia i palpiti
Gh' ei prova in cor.
Ma intanto il misero
Nel laccio andrà ,
Da cui ritorglierlo
Nessun potrà.
Bertr. Lo sguardo immobile
Tien fisso al suol :
L' istante colgasi
Di tanto duol.
Ma qual risvegliasi
Entro il mio cor
Ignoto palpito
Secreto orror !
Dal laccio tesogli ,
Ov' ei cadrà
Nessun ritorglierlo
Giammai potrà.
Mob. Perduto , ahi misero !
Tutto ho sul suol ,
E immersa P anima
Si sta nel duol.
Ma quale insolito
Secreto orror
Ignoto tremito
Mi desta in cor?
Ah ! di me muovati ,
Bertram , pietà ,
O il duol , P angoscia
M' ucciderà.
Bertramo con un gesto di comando ordina ad Alice di ritirarsi:
Essa obbedisce esitando, ma tutto ad un tratto torna indie-
tro slanciandosi verso Roberto.
Ali. Nò : la morte io non temo ; ascolta.
Rob. Ebbeni ?
Bertr. Sù via , parla , mia cara ,
In nome del tuo sposo ,
Del vecchio padre in nome ...
Ali. Ah ! non poss' io.
Di qui fuggiam: qual fiero stato è il m\o\[fugge.
33
SCENA VI.
Roberto , Bertram*.
Rob. (14) Che ha ella mai ?
Bertr. Noi sò.
L' amor ... la gelosia .„
Questo messer Rambaldo
Che EIF ama alia follìa ...
Bob. Parla: soli noi siam ;
Perdalo or ch'ho V onore
Io non spero che in te : tu promettesti
A me soccorso.
B$rtr. E la promessa io serbe.
Un laccio a noi fu teso
S'ingannò il tuo valore;
Con sacrilegio orrendo
Le nostre mire ha il tuo rivai delusa:
Degli spirti infernali
GÌ' incanti in opra ei pose.
Bob. E che far dunque?
Bertr. Or noi coll'armi istesse
Lo vincerem : Y imiteremo.
E come ?
Avvi dunque un segreto
GÌ' invisibili spirti a scongiurar?
Bertr. Avvi.
Bob. Dimmi, il conosci?
Bertr. Ben lo conosco, e questi
Sì tremendi misterj un nulla sono
Per chi ha coraggio. Avrailo Tu ?
Rob. Bertramo !*,.
Bertr. Al tuo valor m'affido. Ascolta: Udito
Avrai parlar di quel tremendo asilo,
Ove si posan le temute salme ,
Di quelle donne ardite ,
Che l'arte di magia seguir bramaro.
Fra què deserti luoghi
Sorge di Berta la temuta Tomba.
Reb. 0 Ciel ! funesta simea branza ! il nome
È questo di mia madre.
Bertr. Se perir tu non ?noi, parlar non dei
Agi' incogniti spirli, il cui destino
A quel soggiorno è unito.
(14) Sorpreso della fuga di Alice.
34
Bob. Prosegui.
Bertr. In questo asilo, ove non puossi,
Che della vita a rischio penetrar
Solo, e securo andrai
Senza tremar ?
Roh. 0 Ciel ! che chiedkroai
Di mia patria ai Cavalieri
Fù l'onor sostegno ognora.
Perderò la vita ancora :
Presto, andiam, timor non ho.
Bertr. Cavalier di Normandia ,
È l'onore a te sostegno :
Della patria sei ben degno ,
Vieni andiam, con te sarò.
Di quel tremendo loco
Vedrai sopra l'avello
Un verde ramoscello.
Di sovruman poter.
Bob. Ebben ?
Bertr. Chi quel possiede
Tutto a sua voglia ottiene ,
Tutto da quel gli viene,
Gloria, ricchezze, onor.
Rapir tu dei quel pegno.
Bob. E ardito a colai segno ....
Bertr. E come ? di spavento
Tu tremi già ?
Bob. V'andrò.
Rapito di mia mano
Fia cosi gran tesoro ,
Che trionfale alloro
Al mio valor sarà.
Bertr. Dunque il fatai recinto
Tu varcherai da forte ?
Bob. Io sflderò la morto
In' onta al Ciel v' andrò.
Bertr. da se ( Là pria di te sarò.)
Bob. Di mia patria ai Cavalieri
Fù 1' onor sostegno ognora :
Perderò la vita ancora ,
Presto andiam, timor non ho.
Bertr. Di ua patria ai Cavalieri
Fu sostegno egnor l'onore.
da 9e Come in sen mi balza il core !
Presto andiam, timor non ha.
Roberto esce per la strada a sinistra. Ber tramo entra nella ca-
verna a diritta. Le nuvole, che cuoprivano la scena sparisco-
no. Il teatro rappresenta l interno della rocca rovinata ,
35
ridotto a sepolcro. A sinistra, a traverso le arcate, si vede
una corte ripiena di pietre sepolcrali, di cui alcune sono co-
perte di vermra, ed al di là la prospettiva di altre gallerie.
A destra nel muro fra diversi sepolcri su i quali sono giacen-
ti delle figure di donna scolpite in pietra, uno se ne distingue
con statua in marmo che tiene in mano un ramo di cipresso.
In fondo vi è una gran porta, ed una scalinata che conduce
ai sotterranei. Alcune lampade di ferro arrugginito sono so-
spese alla volta. Tutto annunzia che da molto tempo questo
luogo è disabitato. E notte. Le stelle brillano in cielo , e le
rovine twn sono rischiarate che dai raggi della Luna.
SC E N A VII.
Bertramo , indi Jkoberto.
Bertramo entra per la porta di fondo. Esso è avvolto nel suo
mantello: si avanza lentamente, e riguarda gli oggetti, che fa
circondano. Gli augelli notturni turbati netta loro solitudine
volano al di fuori.
Bertr. Le rovine son queste t
Dell'antico recinto, ove un asilo
Del mistero alle figlie
La magia consacrò.
Queste mie Ode e ognor dilette Ancelle
Vaghe di esercitar gl'incanti loro,
Richiamerollé a vita
E mi daran nel gran (Vagente aita.
E VOCAZIONE.
Donne , che riposate
Entro la fredda tomba ,
M' udite voi ?
Per un' ora lasciate
li vostro letto funeral : sorgete.
Di qualunque mortai più non temelel'ira tremenda
Il Negromante io son che qui v'appello
Sorgete , sì sorgete
Uditemi ed' uscite dalle tombe
Vostra ajta m' è duopo in questo giorno.
Durantequesta evocazione si vedono dei fuochi fatui per correre h
gallerie, e fermarsi sopra i sepolcri, o sulle lapide della corte;
Le figure di pietra cominciano a sollevarsi con isforzo , quin-
di si alzano, e scendono a terra. Delle giovani bizzarramente
vestite compariscono su i gradini della scalinata, salgono, e
si avanzano unitamente senza fare altro movimento ; dopa
36
essersi tutte riunite si arrestano vicino al sepolcro maggiore.
Allora i loro occhi cominciano ad aprirsi, le loro membra a
muover si, ed a riserva di un mortai pallore, acquistano tutte
le apparenze di vita. In questo tempo da loro stesse si accen-
dono le lampade. Cessa l oscurità.
Bertr. (15J Della negromanzia sagaci alunne
Il mio voler supremo udite . In mezzo
A voi fra poco un Cavaher vedrete ;
Ei sveller dee quel verdeggiante ramo ;
Ma se dubbio ei fosse
Se tradirmi pensasse , i vostri incanii
Lo sedurrai! : voi V incauta promessa
Adempir gli farete,
Quella ad' esso celando ,
Che la mia man gii ordì , terribil rete.
Tutte le giovani fanno un cenno di obbedienza al comando di
Bertramo, che si ritira. U istinto delle passioni ritorna in
quei corpi poco fa inanimati. Le giovani dopo essersi ricono-
sciute si attestano il reciproco loro contento nel rivedersi.
Elena, che per bellezza primeggia sù le altre, le invita a pro-
fittare dei momenti, e ad abbandonarsi al piacere; un tal
consiglio è tosto eseguito. Cavano esse fuori dai loro sepolcri
gli oggetti delle loro profane passioni, com,e anfore, coppe, da-
di ce. Alcune di esse fanno delle offerte a un Idolo, mentre al-
tre si lacerano le loro lunghe vesti, e si adornano per abban-
donarsi alla danza con più leggerezza. In poco tempo esse
non sentono più che le attrattive del piacere, ed intrecciano
una lieta danza. V arrivo di Roberto interrompe il loro diver-
timento e vanno tutte a nascondersi dietro le colonne, e i sepolcri.
loft. (16,) Il loco è questo, ove il mistero orrendo
Compier si dee , andiam ... ma quale io provo
Secreto orror ! Questi archi ... queste tombe ..
Risveglian nel mio core
Tremito involontario .
Ma già veggo quel ramo ,
Tremendo talismano ,
Che a me recar dovrà
Quanto il cor bramar saprà
Qual gel!... vano spavento ... (17J
Gran Dio ! come in quel volto
Dell' irata mia madre
Alle giovani, che lo circondano.
(16) Avazandosi lentamente, ed esitando.
(17) Va per torre di mano alla statua il rarm, rifugga spa -
ventato.
37
Il bieco sguardo io ridi ! Ah che Ga mai !
Fuggiam , fuggiam : io noi polrò giammai.
Mentre Roberto tenta di sortire si trova circondato da tutte h
giovani; Una di esse gli presenta una coppa, ma Egli le ricu-
sa. Elena, vedendo ciò, gli si accosta, e cerca di sedwrlo coi
suoi graziosi atteggiamenti ; Roberto la contempla con am-
mirazione ; più non resiste, ed accetta la coppa offertagli per
sua mano. Incoraggiata da ciò lo conduce insensibilmente
verso la statua; di Berta, tutte le giovani si rallegrano creden-
do, che Roberto vada a portar via il ramo di Cipresso, ma
nuovamente il Cavaliere rifugge spaventato. Elena procura
eolle sue attrattive di eccitare le passioni di Roberto- Alcune,
giovanette gli presentano dei dadi: nel momento esso è tenta-
to di unirsi ai loro giochi, ma ben presto se ne allontana con
ripugnanza. Elena, che attentamente l'osserva lo rinconduce
ballando con molta graiza intorno ad esso. Sedotto Roberto
da tanti incanti oblia tutti i suoi timori, ed Elena gli accen-
na il ramo, che esso inebriato di amore strappa di mano al-
la statua. Tutte le giovani formano allora intorno ad ess®
una catena disordinata, ma Roberto si apre una strada a
traverso di esse , e parte agitando il ramo. La vita, che
animava le giovani va gradatamente ad estinguersi , ed
ognuna di esse torna a ricadere presso la propria tom-
ba. Frattanto compariscono degli spettri, e si ode il seguente
CORO
Già nella rete
Caduto è il forte :
O Spettri magici
Tutti accorrete
Della sua sorte
Ad esultar.
Fine della Parto Terza,
è
Camera da letto della Principessa, in fondo della quale sono
tre graudi porte , che lasciano vedere altrettante lun-
ghe Gallerie. All' alzarsi del sipario la Principessa è as-
sisa alla sua Toilette, e le sue Damigelle le tolgono gli
ornamenti da sposa, che vanno distribuendo alle sei
giovinette, maritate nella mattina.
SCENA PRIMA
Isabella, Damigelle, le sei Giovani spose.
Coro
Di Damigelle in atto di offrire in nome di Isabella
ad una delle detU spose la di Lei Corona.
Coro Vergin bella — Real Donzella
Che fa lieto il tuo deslin
A te dona — la corona ,
Che fregiava ad Essa il crin.
Fausti giorni a le predice
Questo pegno di favor ;
Ma sarai ben più felice
Se costante serbi il cor.
Dolce ebrezza dell' amore ,
Cbe fa pago ogni voler
Renderà più lunghe l'ore
Della gioja, e del piacer.
SCENA IL
Alice, e delti.
hàb. (i) Ma questa è, s'io non erro,
La giovine stranier,
Di cui pur dianzi la preghiera accolsi.
Ali. Vostra mercè di protezion fui degna
(1; Vedendo comparire Altee.
3$
Isab. da se Vorrei... ma o Ciel ! non mo... interrogarla.
(2) Dunque tu lasci questi lidi , e teco
Roberto vien.
Ali. Partire
Io (leggio in questa sera ,
Ed una volta ancora
M'è d'uopo riveder V amato Prence.
Isab. Dunque tu il rivedrai?
Ali. A Lui degg'io
, Recare in questo scritto
L'ultima prova del materno amore,
Di cui non è più degno;
Ma questo è il mio dovere. Ah? infelice
Perduto egli è .
Isab. Ciel! qual periglio?...ah! parla...
Rispondi ... che t' arresta?
Ali. Roberto . . . ohimè? ... (3)
Jsab. Taci per or: qui resta.
SCENA III.
Isabella, Alice, Dame, e Damigelle^le giovani spose, AH
tutta la Corte, Paggi, che portano i doni.
Coro Echeggi l'aere
Di lieti cantici
Alla vittoria,
Ed all' amor.
Inni di gloria
Da noi s' in tuoni no:
Plausi risuonino
Al vincitor.
E sol di giubbilo
Le voci s' odano
In sì bel dì .
Alb. A presentarti io vengo,
Augusta Principessa,
In nome di colui ,
Che a te fia sposo in questo giorno, doni
Preziosi, e dì te degni,
Che d'un tenero amore a le fien pegni.
Coro Echeggi 1' aere ec.
Alb. Nobili e Cavalieri,
Venite , ritiriamoci. (4)
('2) Ad Alice.
(5) Si vede nelle Gallerie comparire il Beai corteggio.
(£\ Tutti. si ritirano a poco a poco mentre si vede il princi-
cipe di Granata scendere Graidmi della scalinata.
Cor*
Echeggi l'aere ee. [&)
SCENA IV.
Isabella, Roberto.
806. Del magico virgulto,
Che sù lor pende, l'invincihil pom
Quale sovr'essi ferreo sonno adduce!
Or qui tua voce udita
Esser non può, fiera beltà; da questa ,
Ove un fatai potere
Mi guida , angusta reggia
Rapir pur ti dovessi a viva forza ,
E in onta tua, meco verrai lontano
Dal mio rivai... ma nò... ceder tu dei.
A lei d'appresso andiam: Ohlcom'è bella!
In si placido sonno
Dolce de' mali oblìo Kjual mai novella
Beltade in Lei risplende! Oh com'è bella!
Sù via, destarla è d'uopo:
Isabella; per te 1' incauto io rompo
Che a ognun sopiti ha i sensi.
Isab. (6) Ove son io?
Qual voce mai mi chiama?
Come in profondo sonno
Chiuse fur mie pupille?... Ah! che veggio!
Novello errore é questo?
Cielo!... e fi a ver?... Roberto in queste soglie!
Gran Dio, che in cor mi leggi,
Tu, che vedi il mio duol , tu mi proteggi.
M§b. E fìa ver che sì amabile oggetto
Ah! ch'io provo un dispetto infernale
Quelle smanie mirando, e quel duol.
Isab. da se Ciet che sguardi! Ah! eh' io gelo d'orror.
(7J Un potere tremendo , e fatale
Al dovere, all'onore ti toglie.
R*b. Sì: lo spirto, che or serve a mie voglie
D'un rivai mi saprà vendicar.
(#) Comparisce Roberto nella Gallerìa di fondo col ramo a\
express®. Tutti colpiti di stupore rimangono immobili nel-
la posizione, in cui si trovano. La Principessa cade sugU
scalini, che conducono al suo letto. Roberto entra, e le
porte da loro stesse #» chiudono dietro di Lui .
(6) Svegliandosi. (7) A Roberto.
Isah. (8) In campo armato
Oggi il dovevi ,
E_ iiislem potevi
L'onor salvar.
Rofr. Temi il mio sdegno
Non m' irritar;
Ah! da le non discacciarmi,
In me vedi un disperato;
Tutto qui d'oprar mi è dato,
Niun sottrarti a me potrà.
hsb. Sommo Iddio tu mi proteggi,
La ragione a Lui deh! rendi,
Quel poter tu gli riprendi
Sol lo può la tua faonlà.
x Roberlo: Ah ! giusto Cielo!
Deh ! fuggi , t' allontana:
La tua speranza è vana,
Mi lascia per pietà .
Roè. Io più non ho ritegno:
Vieni , seguir mi dej ,
Mia già tu fosti, e sei:
Altra ragion non v' ha,
tsab. (9) Roberlo, o lu che adoro,
A cui donai mia fé,
Deh! mira il mio ter r or.
Per te pleiade imploro,
Abbi pietà di me .
E fia ver, che il tuo core
La fé, l'onor calpesti?
Tu omaggio a me rendesti :
Or vedi me al tuo pie.
Ro&, (10,11 cor non-regge a quei flebili accenti.
Ti muova il pianto mio, pietà deh senti.
Frenar non posso i miei trasporti.
Ah! torna
In te stesso Roberto.
lìob. Rapita a me sarai fra pochi istanti,
E, di te privo, amar non so la vita.
Tu più non m'ami, il veggo; ebben, crudele,
Prendi il mio sangue .
i*aA. GìcI! che dici mai ?
Rob. Ah! sì: deciso io sou ,
(8 Con nobile, e fiera indignazione»
(gì Si inginocchia a Roberto.
(*oJ L'alza commosso.
42
Isab. Ne v' é più speme?
Rob. Una sol resta.
Isab. Ah ! sì : ti salva.
Rob. Aborro
Il dì.
Isab. Fuggi : tu il puoi .
Rob. Prima morrò:
E* se a' nemici colpi
Me serba avversa sorte
A piedi tuoi attenderò lo morte.
Rompe il ramo, e si getta in ginocchio ai piedi d1 Isabella.
Le porte si riaprono da loro stesse. Si vede tutta la Corte
addormentata, a poco a poco si svegliano, ed entrano nel-
la camera .
Coro 0 strano evento!
Ah ! qual portento!
Sonno improvviso,
Fatai sopore,
Mortai languore
Tutti gelò .
Che veggo! o Gel, non erro, è qui Roberto
Alb. Ah ! sì è desso, orsù arrestato
Queir indegno , queir audace^; |L
Vile in guerra, ardito in pace
In mia man aifin cadrà.
Coro Ah ! s' arresti , e sia punito
Queir audace , queir indegno :
Di pietade Ei non è degno,
Spera invan da noi pietà.
La sua morte al nuovo giorno
Tristo esempio a ognun sarà .
Rob. Quà venite : tutti attendo ,
Non vi temo , mi difendo:
Io non curo il vostro sdegno
Sfido or qui la terra , e il ciel.
Jsab. Sol per me fa Y infelice
Prova invan di suo valore,
E frattanto a me non lice
Implorar per Lui pietà.
Tristo caso al nuovo giorno
La sua morte, o Ciel ! sarà.
Ali.eRam. Non v'è scampo ; a Lui d'intorno
Troppi or son ; vano è il valore;
Tristo caso al nuovo giorno
La sua morte, o Ciel sarà.
Ali. sola Ah, perchè non possio F infelice ,
Dalle man di coloro salvar.
Rob. Scagli pur le sue folgori il Cielo.
' 43
Fermo io sono , e lo (orno a sfidar.
Coro Ah ! che invan mostra or fa di valore :
Niun lo può dalla morte salvar .
1 soldati si precipitano su Roberto , e seco lo strasci-
nano; Imbella cade smunta sopra un sofà, e se le
fanno intorno a soccorrerla tutte le damigelle ; Alice
sostenuta da Rambaldo rimane in ginocchio in atto
di pregare per Roberto.
Fine d ll& Terza Park.
#
•
44
SCENA PRIMA
Cortile di un Chiostro.
Coro di solitarj.
Sventurati nel mondo , e coìperoli
V affrettate , venite , accorrete .
Questo asil , che cotanto temete
V offre pace , perdono , ed' amor.
Qui sfidar dell'umana ingiustizia
Ben potrete le spesse vicende :
Vostra sorte qui avrete propizia
Ed il Ciel su di voi veglierà.
Un solitario Già dell' aliare al piede
S' affolla il popol pio ,
Benediciam quel Dio
Che quV a pregar sen vien.
(1) Gloria alla Provvidenza ,
Gloria al sommo Fattor ,
Che salvò i' innocenza
Dall' empio seduttor.
Gloria a Dio.
Gloria immortal.
Durante il Coro vedonsi alcuni che vengono a domandare
asilo : dopo il coro entrano tutti nel Chiostre.
SCENA II.
Roberto condueendo seco Bertramo.
Bzrfr. Ak ! perchè in questo loco
A seguirti mi sforzi ?
Sacro è l'Àsil, niun qui inseguirmi or puote.
Tu libero ini fesli :
lo del rivai to^to cercai , del Prence
Di Granata.
B&r ir. Prosegui.
M 5 Oh avversa sorte !
Tinto rimasi , la mia spada islessa
( ìj Uno solo da Vintuonaxione, ed il popolo risponde ad ogni
verso.
9
Nel pugnar mi tradì: tutto, ah ! pur tropp®
Mi tradisce.
Bertr. Non io giammai, che t'amo,
E felice ti bramo: or tu noi vedi ?
Ah ! sì : fin dall' istante
Che l'incauta tua man ruppe quel ramo,
Che in tuo potere ponea l'amante, è dessa.
Del tuo rivai.
Roò. Qual per ritorla a Lui
Mezzo yì fia ?
Bertr. Sol' uno or s' offre
Alla vendetta tua.
J\ob. Qualunque e* s*a 1° voglio.
Bertr. Coli' arti di magia. A me t'unisd solerne bk* patta
Di tua fé m' assicuri.
Ro6. Pur clì'io vendetta ottenga
Tutto farò: porgi... (2)
Bertr. Ma che ? Vacilla
Di già il tuo cor T
ì\ob. Non odi questi canti?
Bertr. (3) Di ciò poco a noi cale.
Mot. Ah ! #ch' io gli udiva
Ne miei teneri giorni, allorché a Dio
Calde preci per me porgea mia madre. (4)
Coro di dentro.
Gloria alla Provvidenza ,
Gloria al sommo Fattor ,
Che salvò l'innocenza
Dall' empio insidiator.
Bo6. Ah ! questi è Iddio, che a se richiama il Bj li*
L' ingrato figlio.
Bertr. da se Ah pur troppo io lo perduto :
Or di qui trarlo è cT uopo :
a Ro6. Credi a un fedele amico
Roò. Or tu non odi ? [5]
Bertr. E di che tremi ?
Ro6. Ah ! s' io pregar potesti !
Bertr. da se SuIF alma sua commossa
Si raddopin gli sforzi.
R#6. Oh divina armonìa, celesti accordi !
Dolce per voi discende
[2] Mentre sta per prendere il foglio, che deve firmare, si sen-
tono dei canti religiosi, che partono dal Chiostro, ed attò-
nito si arresta. [3] Cercando di condurlo via.
[4i Roberto già commosso dai canti religiosi piange alla ri-
membranza della madre.
[5] Ascoltando i canti che continuano*
46
Nell'agliaio cor conforto, e pace.
Bertr. da se Di gelosia uopo è destar la face.
Coro di dentro.
Gloria alla Provvidenza ec.
Del nostro amor
In sì bel dì
Ascolta i voti o Ciel.
Tu di due cor ,
Che amore unì
Consacra il nodo alfin.
Bertr. Ben hai ragion se nel tuo cor tristezza
Arrecan questi canti :
Pel tuo rivai felice
Voti s'offrono al Ciel.
Bob. Che dici mai?
Bertr. In questo tempio, ove il solenne rito
Compier si dee, a che tu pur non corri,
E preghi ?
Ah ! tal pensiero
Ridesta le mie furie.
Or va : non sei che un nemico.
Bertr. . O Cielo !
10 tno nemico? Io
Che non amo che te? Io, che il tuo braccio
Sostenni ognor nelle battaglie ? Io,
Che tutti della terra
I tesori vorrei per farten dono ?
Bob. O Ciel ! chi sei tu dunque?
Bertr. E il turbamento , e i palpiti ,
Che m' opprimono il core
Non parlano abbastanza ? Non udisti
Questa mattina, quel Rambaldo, e quella
Funesta istoria, e di tua madre i mali ?
11 ver pur troppo Ei disse !
flob. Gran Dio!
Bertr. Io fui l'amante
Io quello sposo : il giuro.
Bob. Oh Ciel che intendo !
Bertr, Saperlo alfin tu dei : quello son io.
Bob. Misero me qual mai destin fù il mio !
Bertr. Io t' ingannai ,
Colpevol sono
Tuo cor tentai
D' incatenar.
Per unirti alla mia sorte ,
O mio ben, mio solo amore ;
Abusato ho del tuo core,
Ti gettai le furie in sen.
Or tu sii libero ,
Io, sventurato,
Da te il mio Fato
Attenderò.
Serve ai miei cenni il tuo rivai : le forme
Un de' miei spirti ne mentiva; un detto
E più non è: paghi saran tuoi voti.
Vanne, fuggi, tu il puoi ,
Fuggi un misero padre ;
Ma sappi ancor, che pria di mezzanotte
Se compiuto non fia
L' irrevocabil patto ,
Di seguir le arti magiche, io ti perdo.
Io ti perdo mio figlio
Ah ! vieni deh mi segui,
Che mai sarà di me se m'abbandoni
Or da te sol dipende
La tua sorte, e la mia
Roberto figlio mio , mio solo bene
Rob. Ho risoluto alfin : Padre vincesti,
Nò, non temer: giammai
Ti lascerò. •
SCENA III.
Alice, e detti.
Ali. (6) Roberto , ah che ascoltai !
Bertr. Che mai qui ti conduce ?
Ali. Un lieto annunzio.
da se Ah I eh' io respiro ancora (7) Or si tu puoi
Esser salvo se il vuoi ,
E il Cielo ringraziar , che te protegge.
Di Granata il Signor colla sua Corte
Varcar non osa il santo limitar.
Rob. Ben' io lo so.
Ali. E la Regal Donzella
Dall' amor tuo rapita
Già t' attende all' aitar.
Bertr. (8) Partiam, fuggir conviene
Ali. (9) E tu protesti abbandonarla ? e il santo
Giuramento obliare che a Lei ti lega ?
Bertr. (10) T affretta , o figlio mio ,
Presso è 1' ora a suonar.
Roó. Che far degg' io;
(6) Avendo udito le ultime parole di Roberto,
h) A Roberto.
(S) Cercando di condur via Roberto, (q) A Roberto.
[10) Facendo nuovi sforzi per allontanarlo.
4S ,
(11) A te cede il mio cor.
Ali. Giusto Cielo ! e fia ver tanto orrore?
Ah ! Roberto la fede ...
ÌLob. T accheta ;
Un dovere più forte mei vieta ,
Ali. Dover primo in noi tutti è Tonor.
Sommo Iddio , che appien comprendi
Quale a Lui sovrasta orror ,
Tu gii parla, Tu lo rendi
Alla fede, ed all'onor.
Bertr. 0 tormento { o fier supplizio !
Figlio mio, mio solo ben
Deh ! t'arrendi, e alfin proprizio
Per me il cor ti parti in sen.
Ro&. Cruda sorte destin rio.
Lacerar mi sento il cor.
Ah ! che alfin morir dcgg' io
Di spavento, e di terror.
Bertr. (12^ Prendi : leggi il terribil scritto
Che al tuo giusto dover ti richiama.
Ali. (iì) Ah ! Roberto, il giuramento !...
Roi. Questo è dunoue il terribile scritto?
A te ho Padre già cede il mio core.
Ali. Ah ! Roberto la Fede...
Roò. T accheta.
Un dovere più forte mei vieta.
Ali. Dover primo in noi tutti è Fonor.
Rm*$r. Ah ! t' affretta ; Roberto, parliara.
Ali. da a. 0 Ciel m'inspira.
Itoli (14) Porgi dunqB«
Ali. (15) Or prendi ;
Ah ! sconsigliato, ingrato faglio ! leggi.
Itó. AhQ che veggo! Eia man di mia Madre
Giusto Cielo !
B$rtr: Ah ! qual furor.
Ro6. (16) Le mie cure ancor dal Cielo
Volgerò ver te, mio figlio,
Ma tu fuggi il rio consiglio
(11) A Ber tramo.
(i% Cavando dal seno una pergamena, ed mestili di far®.
[13] A Roberto, che non V attende.
p5n Stendendo la mano verso Ber tramo.
[15] Cava dal seno in quel momento il festammio dilla ma-
dre di V oberto: si getta fra es$o eBm tr., e glielv nnsegna.
[16] Legge tremando.
Di colui che mi tradì (17)
Bertr. E che ! incerto ancor tu ^resti f
Rob. Fremo agghiaccio, che risolvo ?
Bertr. Pensa or quale in sen mi desti
Rio tormento, acerbo duol.
E il tuo cor dubbioso pende ?
A' tuoi pie cader mi *edi. (18)
Ali. Mira il Cielo , che t' attende.
Rob. Ah ! pietà, pietà di me.
Ali. [19] Le mie cure ancor dai cielo
Volgerò ver te mio figlio.
Ma tu fuggi il rio consiglio
Di colui, che mi tradì.
Rob. Ah ! pietà, pietà di me.
Urti a (Ah quel core incorl° s,a- f2°]
% b Ah ! che trema, e agghiaccia il con
Ali. (Giusto Ciel, che mai sarà !
Bertr. 2* (Ah di me che mai saia ?
2 Vieni
Ali. e
Bertr. .
Ali. sola. [21] L'ora giàmiona :
Oh £Ìoja ! Egli è già salvo.
Bertr. [22] Ah ! son perduto.
Bei' tramo sparisce. Roberto fuori di se caie svenuto ai piedi dd
Alice, che si sforza di richiamarlo in vita. A! fragore dei (Me-
ni, e della tempesta succedono dei canti con musica religiosa.
Repentinamente la scena si cambia in una campagna dtl su-
burbio di Palermo, in cui vedesi il vestibolo esterno di un
Tempio. Intanto si ode il seguente.
Coro di Spiriti invisibili
Sù cantiam , celesti schiere.
Ripetiam gli usati accenti.
Alice, e Rambaldo.
Sù cantate, eccelse schiere,
Ripetete i dolci accenti.
[17 Gli cade di mano la carta che Alice prontamente r&cs®-
glie. [18] Si inginocchia a Roberto
[19] Senza guardare nè a Roberto, nè a Ber tremo, e leggende
ad alta voce il testamento, che ha raccolto.
[20] Alice, e Ber tramo prendono per la mano Robert* cacan-
do di trark ognuno dalla sua parte.
(21 Si sentono suonare ore.
[22, Gettando un orribil gridi*.
Popolo,
Gloria al Dio deli' alte sfere,
Gloria al Dio, che tutto fé.
Fù Roberto al Ciel fedele:
Ora a Lui s' apre il Ciel.
Spiriti invisibili
Fù Roberto a noi fedele:
Ora a Lui s' apre il Ciel
Tutti
Gloria a Dio
Gloria immortai .
FINE DELL' OPERA .
CATALOGO
Anna Bolena
Beatrice di Tenda
Capuleli e Monteecbi
Chi dura Vince
Don Giovanni
Elisa e Claudi©
Elisabetta Regina d'Inghilterra
Elisir d'Amore
Fausta
Gl'Arabi nelle Gallie
Gli Esposti
Guglielmo Teli
li Giojello
Il Giuramento
Il Disertore per Amore
Ines de Castro
Il Pirata e
Le due Illustri Rivali
La Straniera
La Secchia Rapita
La Prova dWOpera Scria
Lucia di Lammermoor
Lucrezia Borgia
La Gemma di Vergy
La Prigione d'Edimburgo
La Sonnambula
L'Ajo nell'Imbarazzo
Le Disgrazie di un bel Giovine
Maria di Rudenz
Marino Fallerò
Mosè e Faraone
Maria Stuarda
Otello
Olivo e Pasquale
Semiramide
Salvini e Adelson
Un'Avventura di Scaramuccia